Né è passato di tempo da quando il tormentone “Supercafone” passava in heavy rotation sui canali musicali, facendo conoscere a tutta l’Italia il fenomeno Piotta. Era il lontano 1999 e già allora Tommaso Zanello contava un buon numero di detrattori, pronti a scommettere sulla fugacità del suo successo. Poeta coatto, rapper de noatri, cantore di storie di quotidiana romanità e non solo, il Piotta è riuscito invece a rimanere sulla cresta dell’onda, pardon la grande onda, pubblicando 4 album nel giro di sei anni, vincendo il disco di Platino e partecipando a Sanremo. L’ultimo lavoro “Tommaso”, sulla scia del precedente album, conferma la voglia di sperimentare dell’autore romano testimoniata dall’ampio utilizzo di synth e campionamenti, come la migliore tradizione hip hop impone, accompagnati dalla pungente ironia delle liriche. Testi graffianti e sarcastici, ma anche riflessivi ed introspettivi, spesso politicamente schierati. Storie che affrontano temi sociali di grande attualità. Anche il Piotta anzi Tommaso è cresciuto, diventando un cafone di gran classe. Mentre gli Articolo 31 giocano a fare i rockettari e Jovanotti si trasforma in guru spirituale, rimane lui l’alfiere del rap italiano. Un rap alla matricina, s’intende. |