Nella contradditorietà di questi tempi, gli stessi del ‘presidente-operaio’, si affaccia inevitabilmente pure la musica. Nello stesso mese, infatti, sono usciti i due dischi più agli antipodi del 2001: uno è ‘Discovery’ dei Daft Punk (e dei genialoidi parigini parliamo altrove) e l’altro, beh l’altro è ‘The Red Thread’ degli Arab Strap. Di cui parliamo qui, ora. E dire che non ci sarebbe neppure tutta questa fretta. Perchè tanto lo abbiamo già capito che, salvo miriadi di soddisfazioni poco in linea con il corso della vita, ascolteremo queste canzoni (‘Last orders’, ‘Scenary’, ‘The long sea’, etc) pure tra dieci/vent’anni. Merce poco deteriorabile, quella offertaci da Aidan Moffat (voce) e Malcom Middleton (strumenti), quasi dei La Crus meticci, con in più la Scozia e quella tonnellata d’idee a delineare le differenze.
Il loro stile difatti è sostanzialmente inedito: potrebbero passare per dei New Order alla moviola (‘Turbolence’), per dei Mogwai canterini (ah, quegli arpeggi...), per dei fanatici di Nick Cave tenendo presente, comunque, che a me ‘Re Inchiostro’ non piace. Troppo catacombale: i biascichii di Aidan, invece, paiono (ehm) più disincantati, come di quello che ha già visto tutto e, nonostante ciò, bukowskianamente resiste. Naturalmente si parla di sesso, sesso e ancora sesso ma, insomma, non è che il beat ipnotico dello spy-single <>‘Love Detective’ o i sussurri femminili di ‘Infrared’ si trovino nei cd di Zarrillo... Ok, questo disco è tutto un gran casino, però ci sta. E se qui qualcuno il mese scorso ha dato ‘8’ a Pino Daniele, cosa concedere agli Arabs? Un 69, forse? Poche palle, signori: questo ‘Filo Rosso’ è bellissimo, imperdibile, guai a mancarlo...
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